Introduzione

Abbiamo evitato volutamente di dare a questo manuale un taglio omogeneo. Abbiamo mescolato senza falsi timori e pudori teorie della programmazione neurolinguistica con esperienze frutto dell’analisi transazionale e scoperte della grammatica generativa di Noam Chomsky.

Abbiamo usato stili diversi per aiutare i lettori con “mappe del mondo” soggettive a orientarsi tra le varie tecniche di una comunicazione che sia vincente in un mondo complesso e sempre in movimento. Ciò deriva anche dalla consapevolezza che è piuttosto facile prescrivere norme di comportamento e di comunicazione, ma è difficile capire le persone: per raggiungere questo scopo è quindi lecito usare ogni teoria o modello disponibile.

Uno stile descrittivo guiderà il lettore ad assimilare i concetti, spesso lontani dal nostro modo di pensare, della programmazione neurolinguistica, mentre gli importanti capitoli sull’ascolto (senza il quale non vi può essere comunicazione vincente) seguono il modello razionale delle scuole di organizzazione aziendale d’Oltreoceano e lo spirito emotivo del Mediterraneo. Abbiamo evitato di seguire un paradigma anaffettivo (senza emozioni) poiché la comunicazione si alimenta con il mare (nostrum) degli affetti e dei sentimenti; una perturbante presenza nel dialogo che permette, se adeguatamente trattata, di approfondire la conoscenza dell’altro e di noi stessi.

In questo lavoro abbiamo evitato di fare come quel “cattivo fornaio” che sa tutto sulla farina, sul tempo di cottura del pane, sui valori nutrizionali dei carboidrati, ma non osa mai mettere le “mani in pasta” e fare una fumante michetta, sempre pauroso di non sapere mescolare o dosare i vari ingredienti.

Questo libro certamente aiuterà il lettore attento ad ascoltare, vedere, sentire e perfino gustare e odorare in modo nuovo e diverso chi gli sta di fronte. Cambierà la sua percezione del mondo esterno e anche l’immagine che ha di se stesso. Alla fine di questa lettura egli saprà distinguere ciò che è importante da ciò che non lo è, pur essendo conscio che, come dice Bateson, “la realtà è un immanente a cui il nostro pensiero consapevole può solo avvicinarsi”.

Ricordate inoltre quanto scriveva André Gide: “Non si scoprono nuove terre se non si accetta di perdere di vista per molto tempo la terraferma”.