Stratagemma I - Come realizzare l'impossibile senza che il cielo lo sappia

 

Attraversa il mare senza che il cielo lo sappia (瞞天過海/瞒天过海, Mán tiān guò hai)



Compi qualcosa di grande senza che esso desti attenzione. Sfrutta ciò che è ovvio, comune e familiare per realizzare il nuovo e l'inaspettato.



Il primo dei trentasei stratagemmi rappresenta un po' la base dell'intera piramide strategica e parla di realizzare una grande manovra vittoriosa senza necessariamente che il "cielo" lo venga a sapere. Esso originariamente parte infatti dall'idea di avviare una serie di manovre militari non solo nascondendole agli occhi altrui, ma facendo ciò nella più chiara luce del giorno. La vittoria in questo senso viene raggiunta non solo attraverso la segretezza, ma attraverso una segretezza perfettamente celata ed integrata nel quotidiano e nell'ordinario. Quando tali manovre vengono pertanto svelate è "troppo tardi", ed i pezzi sulla scacchiera sono ormai già stati sistemati perché non ci sia più scampo per il nemico.

Perché non cominciare dunque applicando tale principio ai nostri obiettivi, a quelli che chiamiamo "sogni", a qualcosa che reputiamo qualitativamente grande od intimamente significativo? Tale stratagemma infatti può rivelarsi particolarmente utile in questo senso, invitando a due fondamentali linee strategiche: innanzitutto al puntare a qualcosa che non sia per forza una ricerca della segretezza, ma piuttosto un non destare un'inutile attenzione. Un non cercare fin dal principio clamore o grandezza. E poi al realizzare tutto questo partendo dall'ovvio, dal comune, dal semplice. Utilizzare il quotidiano per accumulare "energia" e far si che questa energia ci consenta di giungere piano piano all'immenso, al grandioso.

Per tutti infatti arriva il momento, nella vita, di fronte a cui ci si deve in qualche modo porre un grande obiettivo, la grande sfida. Quel "quid" in cui si raccolgono un po' tutte le nostre ambizioni. Tuttavia molti di noi si perdono anche durante la propria strada, lasciando che il quotidiano e l'ordinario divengano alienazione anziché insieme di strumenti da cui costruire qualcosa di nuovo e speciale. E non solo: il raggiungimento degli obiettivi, esacerbato dal carattere "social" della nostra società, diviene più una narrazione che altro. I passi che la gente fa verso il raggiungimento di un obiettivo devono divenire dimostrabili e raccontabili, e con questo si perde quel carattere di "astuta segretezza" di cui si ha bisogno. Infatti in questo modo non solo si attirano inutilmente le attenzioni di chi magari potrebbe ostacolarci, ma si preferisce la via vistosa a quella funzionale. La via ovvia in favore di quella astuta. La via socialmente accettabile in virtù di quella magari più impopolare, ma più penetrante.

Cerchiamo quindi di vedere insieme come evitare questi errori ed "attraversare" con successo il nostro mare fino a raggiungere il tanto anelato successo:


Punta sempre a realizzare, non a “tentare” o "mostrare" che stai facendo qualcosa. 

La nostra mente spesso tende a farci cadere in inganno, e ci porta a fare un sacco di azioni inutili, ridondanti, obsolete, meccaniche, pur di farci stare a posto con la nostra coscienza e poterci almeno raccontare di “aver fatto qualcosa”. Quante volte abbiamo "sottolineato" i libri che dovevamo studiare all'università invece di ripeterli, senza realmente verificare quanto la sottolineatura fosse utile? Quante volte abbiamo almeno "mandato il curriculum" a quell'azienda senza assicurarci davvero che tale curriculum fosse scritto al meglio? Quante volte abbiamo pensato a "farci un selfie" per mostrare che ci stavamo divertendo invece che chiederci se realmente fossimo dove volessimo essere?

Ed è proprio qui che interviene in nostro aiuto la regola di condotta del generale saggio: il generale saggio infatti non si lascia distrarre da questo o quel rumore, che sia esso proveniente dall'esterno o dall'interno. Il suo sguardo non è focalizzato sul lasciar trasparire a tutti i costi un'immagine della propria impresa, ma solo ed unicamente sull'atto stesso dell'attraversare il mare. Dobbiamo dunque sempre entrare nell'ottica di puntare  a "realizzare" più che a "fare qualcosa". A non cadere nella trappola del fare solo ciò che ci risulta più semplice, più immediato o addirittura più "clamoroso". Racconta una storia Zen di un tempio in cui abitavano venti monaci e una monaca di nome Eshun, di cui diversi monaci erano innamorati. Un giorno, finalmente uno di questi le scrisse una lettera d'amore, insistendo perché si incontrassero, ma alla lettera Eshun non rispose. Il giorno dopo tuttavia, alla fine di una lezione di meditazione Eshun si alzò e, rivolgendosi a quello che le aveva scritto, gli disse: «Se veramente mi ami tanto, vieni qui e prendimi subito tra le tue braccia»”. 

Insomma, vuoi continuare a scrivere lettere o ti decidi ad abbracciare Eshun? 

Focalizzati sull'attraversare il mare e su quello soltanto. Non ripeterlo agli altri od a te stesso se ci giri solamente intorno. Non maledire il mondo se poi lasci che ogni ostacolo sia una scusa per mollare, ritirarsi, esitare. Sai bene che se fosse questione di vita o di morte lo combatteresti e vinceresti, quindi sei solo tu a dargli più potere di quanto realmente ne abbia. Se vuoi fare qualcosa, semplicemente assumitene la responsabilità, scegli la strada più efficace e continua a percorrerla finché serve. Va sempre al sodo del problema e agisci lì. Punta ad essere produttivo più che ad essere “impegnato”. Punta a completare più che ad agire. Ricorda che il clamore o la visibilità, intesi anche come clamore che tenti di rivolgere a te stesso pur di salvarti dai sensi di colpa da inazione sono inutili. Devi attraversare il mare, non raccontare a tutti che lo stai facendo. E se l'idea di raccontarlo ti risulta più attrattiva del compiere l'atto stesso, allora vuol dire che prima ancora di tutto questo probabilmente attraversare il mare non era realmente quello che volevi fare. Semplicemente prima ancora di capire cosa volevi fare non ti sei posto le giuste domande. O semplicemente ti sei dato le risposte sbagliate. E questo è un tema che affronteremo più nel dettaglio nel capitolo XXIII.


“Ciò che da valore alla guerra, è la vittoria. Quando la guerra dura troppo a lungo, le armi si spuntano e il morale si deprime. Quando le truppe assediano troppo a lungo le città, le loro forze si esauriscono in fretta.” 

(Sun Tzu)


Le vie segrete, originali, a volte impopolari, spesso sono anche le più efficaci

Guardare dove nessun altro guarderebbe ed agire nel modo in cui nessun altro agirebbe sono altri due pilastri fondamentali dell'arte della strategia. Laddove ovviamente ciò non deve portare a commettere azioni che, nel loro essere "impopolari" danneggino nessuno, spesso allontanarsi dall'ovvio o dal conosciuto svela ricchezze che altrimenti sarebbero difficili od impossibili da raggiungere. E questo accade sia perché tali azioni sono più penetranti in quanto inattese, sia perché viviamo in un mondo in cui alla nostra attenzione vengono presentati spesso solo gli aspetti irrilevanti o superficiali delle circostanze che incontriamo. Già, ci hai mai pensato? Troppo spesso la nostra percezione vive di distrazione, banalità e superficie, ed allo stesso tempo tutti gli aspetti realmente importanti di qualcosa ci vengono posti come irrilevanti o rimangono addirittura completamente al di fuori del nostro potenziale raggio di considerazione. E ciò accade sia perché spesso così è stato deliberatamente deciso da chi ci porge certi messaggi, sia perché i preconcetti, gli istinti ed i meccanismi superficiali della nostra mente tendono prioritariamente a focalizzarsi su tutto ciò su cui è più semplice focalizzarsi.

È come quando nessuno osa assalire una fortezza a causa delle incredibili difese che proteggono la facciata anteriore mentre nessuno nota la facilità con cui è possibile entrare dallo scolo dell'acqua sul retro. È come quando per abitudine percorri ogni giorno la strada A per andare da casa al lavoro quando c'è la strada B con la quale impiegheresti la metà del tempo; ed il tutto solo perché la strada A è più larga e visibile. È come quando un prestigiatore ti fa concentrare sul movimento di una mano mentre con l'altra realizza il suo trucco. E nel contempo sei il primo a voler “sospendere la tua incredulità” e quindi a credere che in fondo ci sia qualcosa di “magico” in quello che sta facendo.

Insomma, non prendere questa come regola assoluta, ma considera che spesso se una strada è ovvia e vistosa (il lato "yang"), magari ti porterà anche da qualche parte, ma fare un passo in più, guardare più a fondo, scrutare nel buio e considerare delle alternative ed all'intraprendere una soluzione di tipo "yin" può condurti verso strade nuove, sorprendenti e straordinariamente efficaci.


Se il tuo obiettivo richiede molto lavoro, comincia con l'instaurare l'abitudine di svegliarti la mattina presto. O comunque prima.

Nulla si conforma meglio al carattere di "astuta segretezza" di tale stratagemma dello svegliarsi presto e del cominciare a lavorare nel silenzio mattutino "quando gli altri dormono" in modo da avere sempre una marcia in più ed un vantaggio strategico sugli altri. Secondo un articolo apparso su Forbes, basato su una ricerca sugli stili di vita sulle maggiori personalità influenti e di successo, quella di impegnarsi per utilizzare al meglio il proprio tempo mattutino rappresenterebbe una chiave per una vita sana e ricca di risultati. Secondo il famoso giornale, infatti, "Per nominarne solo alcuni, Margaret Thatcher era in piedi ogni giorno alle 5, Frank Lloyd Wright alle 4, mentre Robert Iger, il CEO della Disney, alle 4.30". 

E Forbes non è l'unico a sostenere questa teoria. Anche secondo Inc. Magazine, parrebbe che i mattinieri siano in generale persone più attive e produttive, senza considerare gli innumerevoli benefici per la salute psicofisica che questo tipo di abitudine parrebbe portare con sé. 

Si, sono sicuro che, come tanti altri, al solo leggere l'idea di alzarti più presto stai già cominciando a sentirti stanco. Ma se non si esce un po' dalle proprie abitudini, dalle proprie convenzioni, e dalle proprie routine, è difficile che si realizzi più di quanto non si sia riuscito a fare finora. Se poi proprio sei di quelle persone che soffrono già di per sé di problemi del sonno, allora ti consiglio di aspettare e di giungere al capitolo XIV, dove parleremo proprio di questo.


Divide et impera

Abbiamo parlato dell'importanza del partire dal quotidiano, dall'ordinario, e del non ricercare il grandioso od il clamoroso fin da subito. Infatti, specialmente quando abbiamo di fronte a noi un problema particolarmente complesso od un obiettivo particolarmente difficile da raggiungere, è ovviamente impossibile pensare di affrontare tutto ciò che esso comporti nell'insieme. Piuttosto sarà necessario dividerlo, frammentarlo, schematizzarlo in una serie di parti da affrontare separatamente in modo tale che, fatto ciò, si arrivi "automaticamente" a risolvere il problema originale nella sua interezza.

Non dobbiamo quindi mai reprimerci un desiderio particolarmente sentito, neanche se troppo grande, né scoraggiarci di fronte ad una situazione problematica o troppo complessa. Ma sempre:

Suggerimento: prova anche a registrare costantemente i tuoi progressi con il mezzo che preferisci; non c’è cosa più bella del vedere, per esempio, un'agenda con tante “x” sopra, una per ogni giorno in cui hai fatto un passo avanti.


Fermati periodicamente per capire dove e come puoi migliorare le tue strategie operative. 

L'introduzione ai trentasei stratagemmi parla di un concetto essenziale in qualunque teoria strategica: la "flessibilità". Basti vedere come, allo stesso modo, l'Arte Della Guerra di Sun-Tzu più e più volte rimarchi su come il fallimento per il generale arrivi proprio quando questi comincia a perseguire strategie fisse, senza preoccuparsi dei mutamenti del cielo e dell'ambiente circostante. Ed è innegabile infatti che il 90% dei fallimenti arrivi proprio quando ci si focalizza ottusamente su ciò che si è in qualche modo “programmati” od abituati a fare, senza aggiornarsi, ogniqualvolta sia necessario, ad impegnarsi verso ciò che è più funzionale. Pertanto, che si stia attraversando un momento di stanca o meno, fermarsi periodicamente e ridefinire l'efficienza delle proprie strategie è una pratica davvero indispensabile, che può aiutarci ad evitare anche errori fatali.


Most Important Tasks First, Shortest Tasks First

Qualunque sia l'insieme di passi che ti aiutano ad avvicinarti al tuo obiettivo, invece di sprecare le tue risorse su un milione di cose contemporaneamente, o peggio, nell'indecisione su quale scelta prendere, focalizzati su ciò che bilanciatamente richiede meno tempo e su ciò che è più importante, ossia che fornisce effetti più consistenti sul lungo termine.  Ancora una volta, proprio come lo stratagemma suggerisce, evita di focalizzare l'attenzione sul "cielo" e su tutto che è vistoso, rumoroso e clamoroso, e cerca piuttosto di stabilire le tue priorità sulla base di ciò che ti risulta intimamente più giusto e funzionale. Concentrandoti su ciò che richiede meno tempo, da un lato infatti, assottiglierai rapidamente la tua lista delle cose da fare, mentre concentrandoti sulle cose più importanti avrai semplicemente prodotto qualcosa di realmente rilevante. Inoltre, per capire bene quali sono le cose più importanti su cui vale la pena concentrarsi, Timoty Ferriss, autore di libri ricchi di ottimi spunti, come 4 ore alla settimana, "Ricchi e felici lavorando dieci volte meno" e "4 ore alla settimana per il tuo corpo", suggerisce di farsi le seguenti domande:

“Se avessi un attacco di cuore e potessi lavorare solo due ore al giorno, su cosa mi concentrerei?”

“Se questa è l'unica cosa che riesco a portare a termine oggi, posso dirla una giornata appagante?”

“Mi sto inventando cose da fare pur di evitare quelle importanti?"


Resisti, isola e prosegui

A volte attraversare il mare si fa arduo e complesso. Sembra che le onde siano inattraversabili, tempestose e che non ci sia nulla da fare per farcela salvando la propria pelle. Inutile dire che, tuttavia, la vittoria in battaglia è di chi sa trasformare gli ostacoli in opportunità, e che di fronte all'onda impossibile da cavalcare non fa che potenziare la propria imbarcazione fino a renderla inaffondabile. 

Quando pertanto incontri un ostacolo, un problema, un imprevisto di qualunque genere, cerca di non lasciarti abbattere e non riconsiderare ogni parte del tuo percorso (come ad esempio l'obiettivo generico che ti sei prefissato), ma coglilo come occasione per potenziarti. E quando credi che ci sia qualcosa da cambiare o rivalutare, non mettere tutto in dubbio e non cambiare completamente direzione. La flessibilità è importante, ma un eccesso di flessibilità può essere letale. Pertanto isola ciò che non funziona e preparati a scartare solo le scelte che per te contano di meno, quelle che si sono rivelate oggettivamente meno efficaci finora, e tutte quelle che ridefiniscono i "come" più che i "cosa". In fondo ciò che ti interessa è l'obiettivo, e la strada con cui giungere ad esso può essere completamente ridefinita, no?